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SESSO SICURO? MEGLIO L'AMORE VERO Dalla guida "Travelsex" ai preservativi distribuiti a
scuola: ragazzi bombardati da messaggi che enfatizzano il "fare" senza parlare
di sentimenti. L'appello alle famiglie: non fatevi espropriare del vostro ruolo. Riproduzione parziale dal n. 132 di "Noi, genitori & figli" del 26/07/09 di Giulia Galeotti Nel giugno scorso due notizie hanno ricevuto grande enfasi sulla stampa, entrambe salutate da molti medici, politici, sessuologi, genitori ed educatori come ausili provvidenziali e moderni per giovani e giovanissimi. Prima è arrivata la notizia della pubblicazione della Travelsex, la guida redatta dalla Sigo (la Società italiana di ginecologia e ostetricia) che in 40 pagine colorate fornisce indicazioni "salvavita" per i giovani che andranno all'estero. Il decalogo con le cruciali domande (tra cui ad esempio «Hai un preservativo?» o «Ieri ho avuto un rapporto non protetto, può aiutarmi?»), è tradotto in 12 lingue, dallo spagnolo allo svedese, dal portoghese al turco. La guida però si occupa anche di quanti rimarranno in Italia: se incontri uno straniero o una straniera devi «sapere come porre le domande giuste» perché il sesso sia sicuro. Qualche giorno dopo si è saputo che la Provincia di Roma ha approvato una mozione che entrerà in vigore da settembre, con la riapertura dell'anno scolastico, quando, nella capitale e dintorni, i preservativi verranno distribuiti nelle scuole superiori e nelle università attraverso appositi distributori automatici forniti ai presidi che ne faranno richiesta. Accanto alle merendine, ai panini, alle bibite e al caffè, ecco in arrivo i condom. Entrambe le proposte sono state reclamizzate come risposte "giuste" ai problemi connessi all'esercizio della sessualità tra gli adolescenti, una realtà ormai diffusissima e "irrinunciabile" nella nostra società, problemi che si concretizzano essenzialmente nel rischio del diffondersi delle malattie sessualmente trasmissibili e delle gravidanze indesiderate. I dati diffusi dalla Sigo mostrano che in Italia è cresciuto il ricorso alla pillola del giorno dopo, all'aborto tra le under 14 (salito in dieci anni dallo 0,5 al 1,2%) nonché le malattie legate ai rapporti sessuali (non solo Aids: la clamydia, ad esempio, è aumentata di 10 volte nell'ultimo decennio). Una corretta e concreta — anzi, concretissima — educazione sessuale risolverebbe così il problema. In realtà, si tratta di risposte che tentano maldestramente di rendere invisibile il problema che sta a monte, quello cioè di una sessualità che viene ormai comunemente barattata tra gli adolescenti come merce di scambio ovvia e di poco valore. Dinnanzi a ciò, la sola cosa che gli adulti sanno fare è chiudere gli occhi e installare macchinette automatiche per distribuire preservativi. I genitori, dal canto loro, sembrano aver rinunciato da tempo al loro compito, pur vivendo nel terrore delle malattie e delle gravidanze indesiderate. Stando alla "vulgata" dei mass media, madri e padri sono in crisi di ispirazione e non sanno come reagire alla precoce vita sessuale dei figli. Di contestarla o cercare di prevenirla non se ne parla nemmeno. Così, la scelta di rendere immediatamente disponibili i contraccettivi ai ragazzi viene presentata come la scelta più giusta e coraggiosa che il genitore moderno possa fare.
Il dato dietro cui la società si nasconde è quello della presunta ignoranza dei giovani e dei giovanissimi in materia sessuale. E la bugia a cui fa comodo credere. Non occorre molto sforzo, invece, per accorgersi che gli adolescenti vivono in una cultura imbevuta di sesso. Non solo il mondo degli adulti vi ruota costantemente attorno (dai mezzi di comunicazione alla politica, dal mondo del lavoro al tempo libero), ma finanche i giornali e i programmi specificatamente dedicati ai giovanissimi non sembrano parlar d'altro che di esperienze sessuali frequenti e felici. Gli adolescenti possono avere tutte le informazioni che desiderano, mentre nelle nostre città è più facile incappare in confezioni di preservativi (tra farmacie, supermercati, tabaccai e distributori per strada) che in fontanelle di acqua potabile.
Se dunque già i
giovanissimi sanno molto in materia sessuale, il messaggio implicito nella
scelta della Provincia di Roma (la mozione prevede anche la campagna
"Consapevolezza e Libertà" per educare i ragazzi a una sessualità consapevole) è
che ormai la scuola accoglie e legittima formalmente il sesso come pratica
comune tra gli adolescenti. Così, dopo i genitori, anche la scuola tira i remi
in barca. Perduta ormai la voglia di educare, si escogitano facili rammendi, in
modo da non vedere ciò che succede nei corpi e nelle personalità in costruzione.
Del resto, è assodato che dire no a un figlio o a un alunno è faticoso. Proibire
in famiglia e nella scuola necessita di ascoltare quanto ti viene chiesto, ti
obbliga a controbattere in una costosa dialettica le cui armi sono ormai lise e
consunte. Oltre alla famiglia, sarebbe proprio la scuola a dover offrire un messaggio alternativo: non educazione sessuale, di cui, come si è detto, non si avverte l'esigenza, ma educazione ai sentimenti e all'affettività. E quello che tenta di fare la dottoressa Rita Zecchel, con l'associazione di solidarietà familiare Happy Child. Il programma rivolto alle scuole che la sua associazione porta avanti (PTC — Protege tu corazòn) fa leva innanzitutto sull'aspetto motivazionale, per rafforzare il carattere degli adolescenti come mezzo fondamentale per l'autorealizzazione e per favorire un uso responsabile della sessualità. La chiave di tutto sta nel mostrare il lato positivo di una scelta, l'uso consapevole e intelligente della sessualità, che rispetta e realizza la persona nel suo complesso nei delicati anni della formazione. Il messaggio è semplice ed efficace: ogni essere umano è unico nelle sue cinque dimensioni (fisica, emotiva, sociale, razionale e trascendente). Le immagini di cui la Zecchel e i suoi collaboratori si avvalgono sono quelle della barca, in cui il timone è la volontà e le vele il cuore, e quella della stella a cinque punte: alla domanda «Chi sono io?» non si può rispondere tagliando via una punta. La sessualità è, infatti, legata alla singola persona nella sua globalità: non si riferisce solo alla sfera fisica, né coinvolge esclusivamente le emozioni. Il programma intende così sollecitare il rispetto per il corpo, quel corpo che accompagnerà l'adolescente per tutta la vita, divenendo — se rispettato — una parte importante della persona. I giovani, spiega la Zecchel, ascoltano e recepiscono con chiarezza questo messaggio, comprendendo come l'amore effettivamente migliori attraverso una relazione affettiva serena, pilastro cruciale per la formazione di coppie solide e felici nel tempo. In questa ottica, l'attesa non è più percepita come un anacronistico divieto, ma al contrario viene riscoperta come mezzo per costruire se stessi, e come via su cui edificare la relazione con chi si ama. Se invece tutto viene schiacciato sulla fisicità, si finisce per non essere in grado di compiere scelte realmente autonome, sentendosi alla fine sminuiti e defraudati. Ovviamente tutto questo viene presentato agli adolescenti con un linguaggio che essi possono comprendere: sono giovani adulti di 22-25 anni a dialogare con gli studenti delle scuole superiori, utilizzando e mettendo a confronto 100 spezzoni di celebri film.
Ad esempio, in una intervista a un quotidiano, Christian Frascella, autore di "Mia sorella è una foca monaca", sostenendo che i giovani sono allo sbando in materia di sesso («Poche nozioni, molti errori») ha affermato che «l'educazione sessuale, perlopiù, fa ridere. E inutile parlare di ovuli e api se non si dice nulla su cosa significa stare con un'altra persona. Ma la ragione di questa lacuna è chiara: un retaggio cattolico che continua a spaventare anziché educare».
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