Ancora una
volta ci sentiamo immersi nel clima natalizio e non importa se
nel cielo c’è il sole o le nuvole, se fa freddo o se piove,
perché Natale ha un clima tutto suo: è quello delle luci e dei
bagliori, delle ghirlande e dei festoni, dei suoni che senti
nell’aria, del profumo di festa che pian piano coinvolge tutti.
Ci avviciniamo a questo tempo dell’anno con un misto di
sentimenti: a volte prevale il desiderio di entrarci pienamente
per godere di quest’atmosfera così particolare, a volte invece
vorremmo prendere le distanze da una situazione che troppo
spesso, anno dopo anno, appare ai nostri occhi artificiale e
comunque lontana dal suo più autentico significato.
Non sono sentimenti sbagliati, sono il frutto di questo nostro
vivere che non ci dà più il tempo di pensare al “come” vogliamo
vivere e a quale senso vogliamo dare ai nostri giorni. Allora la
cosa più semplice potrebbe essere fermarsi un attimo a
riflettere, a considerare le cose con una maggiore attenzione,
per divenire un po’ più consapevoli delle scelte che facciamo,
per non cadere nel turbinio di un fare che diventa confuso
affaccendamento e che non ci procura, alla fine, alcuna gioia.
Tra le cose che rendono significativo il clima natalizio,
dobbiamo annoverare la consuetudine dello scambio dei doni, un
rito che parte da molto lontano, consolidato negli anni, comune
a tutti i Paesi del mondo, e che dovrebbe essere fonte di
allegria mentre nel tempo ha spesso finito per perdere il suo
significato e diventare, invece, causa di ansia e segno di
consumismo.
E’ possibile però, proprio soffermandoci un attimo, riscoprire
il valore di questo momento. La parola “dono” ha un’origine
latina, “donum”, che porta insito in sé il concetto del dare. Si
tratta però di un dare molto particolare, perché non prevede
alcuna restituzione: Aristotele diceva che il dono era una
“irreddibilis datio”, cioè una consegna irrevocabile e non
restituibile, dunque non ha nulla a che vedere con un prestito;
inoltre non prevede un “do ut des” cioè un dare per avere,
quindi non è uno scambio. Il dono allora acquista un valore
molto specifico: è un qualcosa che si dona per sempre e che non
attende riscontro, ciò significa che l’atto del donare deve
essere accompagnato da un valore illimitato nel tempo e
soprattutto da gratuità.
Non a caso quando parliamo di nascita parliamo di “dono della
vita”, e il dono della vita è fatto per sempre ed è totalmente
gratuito. Non a caso il nostro Dio “ha tanto amato gli uomini da
donare loro il suo Figlio Unigenito”: un atto d’amore per sempre
e senza alcuna richiesta in cambio, gratutitamente.
Certamente i tanti, piccoli o grandi, doni che rallegrano i
nostri giorni di festa non hanno e non debbono avere questa
valenza di assoluto, tuttavia non c’è dubbio che donare qualcosa
deve poter significare ai nostri occhi e al nostro cuore ben
altro che non il semplice scambio in osservanza di un rito e di
un’atmosfera particolari.
Fare o ricevere doni deve diventare qualcosa che trasmette
all’altro molto più dell’oggetto in se stesso. Nel nostro “fare”
doni, e davvero non importa il loro valore materiale, ci dovrà
essere tutta l’attenzione e la cura verso la persona alla quale
abbiamo pensato, il dono deve poter dire “Ti ho avuto presente”,
“Mi sono ricordato che…”, “Ti conosco e…”. Un’attenzione e una
cura che escludono l’acquisto dell’ultimo momento, che evitano
l’affanno della corsa all’ultimo regalo, che rifiutano il dono
per semplice dovere di scambio.
Allo stesso modo, nel nostro “ricevere” doni, non possiamo
limitarci a un distratto “grazie” o anche a un entusiastico
“Ohh!”, legato magari al valore materiale dell’oggetto o alla
sua originalità. Ricevere doni deve significare essere capaci di
dire con lo sguardo “Grazie perché mi hai pensato”, “Perché ti
sei ricordato che…”, “Perché dimostri di conoscere i miei
desideri”.
Allora il dono diventa opportunità nuova di comunicazione di
sentimenti e occasione di stabilire una diversa relazione,
fondata su sentimenti forse più delicati, meno eclatanti, ma
senza dubbio più autentici e veri.
C’è infine un’altra possibilità di avvicinarci in modo diverso
di scegliere un regalo per chi amiamo: essere dono. Diventare
noi stessi dono per un figlio, per la moglie o il marito, per un
amico, per la padre o la madre. Questo implica fermarsi per
cercare di comprendere cosa davvero si aspetta l’altro da noi.
Cosa si può donare al coniuge che possa arrivargli come un
rinnovato messaggio di amore? Cosa potrebbe rendere felici i
genitori? E cosa fare perché l’amico senta tutto il valore del
nostro affetto? Scopriremo forse che un figlio da tanto tempo
attende un pomeriggio da passare insieme come vuole lui ma con
noi, che il marito o la moglie aspetta ancora un sorriso o forse
un “per-dono” lasciato sospeso nel tempo, che una madre o un
padre attendono due ore di compagnia senza altro scopo che
quello di ricordare insieme eventi sereni vissuti, che l’amico
attende un gesto di comprensione che per puntiglio o per ripicca
gli abbiamo negato.
Questo Natale faremo certamente dei regali ed altri ne
riceveremo, ma perché non pensare di mettere sotto l’albero un
dono un po’ particolare: un biglietto con scritto “Ti regalo il
mio tempo”, oppure “Se mi guardi e mi vedi sorridere, questo
sorriso è per te”, o ancora “Prometto di ascoltarti per due ore
senza interromperti”, “Ho dimenticato quello sgarbo ricevuto,
anzi, di che sgarbo parliamo?”.
Forse un dono di questo genere sarà davvero una sorpresa per chi
lo riceve e forse riusciremo davvero a ritrovare il gusto antico
e vero di Natale e a godere pienamente di tutta la gioiosa
atmosfera che questo tempo dell’anno ci porta… in dono!