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L’EDITORIALE

ADDIO, GABRIELE
LA TUA FRAGILITA’
CI HA RESI PIU’ UMANI

Un bimbo gravemente disabile, il suo attaccamento alla vita per 18 mesi, l’amore dei suoi genitori ci ricordano, in questo tempo di Pasqua, che l’handicap non va cancellato ma accolto

di Antonella Mariani

Gabriele non c’è più. Nel pomeriggio del 22 febbraio – era domenica - se l’è portato via un’influenza che per qualunque altro bambino di un anno e mezzo sarebbe stata un banale malessere stagionale. Martina e Roberto sapevano che poteva accadere da un giorno all’altro ed è per questo che non perdevano un istante del tempo del loro bambino. Mai, in 18 mesi, l’hanno lasciato solo. Mai hanno trascurato di abbracciarlo, baciarlo, accarezzarlo, quasi a tirare fuori da quel figlio tutto l’amore possibile, immagazzinarlo per un futuro che non sarebbe stato insieme a lui.
Di Gabriele avevamo raccontato su “Noi Genitori & Figli” del 25 gennaio scorso, nel numero dedicato alla Giornata per la vita. “Gabriele, la vita più preziosa”, avevamo titolato il servizio: l’idea era raccontare una storia controcorrente, quella di due giovani genitori e del loro terzo figlio affetto da Trisomia 18, una patologia non compatibile con la vita. Quando era incinta, Martina non aveva fatto l’amniocentesi anche se l’ecografia aveva segnalato qualche anomalia, così la diagnosi è arrivata dopo la nascita. Un brutto colpo che però non ha buttato a terra Martina e Roberto: quel bambino era un figlio, come gli altri due, e quella vita che i medici dicevano senza speranza, per loro era un dono prezioso. Non sapevano per quanto tempo Gabriele sarebbe stato con loro: ma lo volevano vivere tutto, fino in fondo, ogni giorno come se fosse l’unico.
Gabriele per 18 mesi è stato assistito in casa, in un appartamento al primo piano di una villetta nella campagna tra Padova e Venezia. Attaccato a un respiratore, alimentato artificialmente. Ma i medici strabuzzavano gli occhi ogni volta che andavano a visitarlo: il bambino cresceva e sorrideva e agitava le manine quando vedeva qualcuno della sua famiglia. Fino a un mese e mezzo fa, quando l’influenza gli ha creato difficoltà respiratorie insormontabili.

Che vita è stata la sua? Si chiederà qualcuno e penserà, come si pensa perlopiù oggi: quanto dolore sprecato, potevano abortire, quei due. Gabriele non ha mai camminato, non ha mai parlato, non ha mai gustato il sapore di un biscotto o di un gelato. Ma la sua breve esistenza ha un valore che non si può misurare: più dell’amore che i suoi genitori gli hanno dato e che l’ha tenuto in vita fino a domenica 22 febbraio, è l’amore che lui, così fragile, ha dato a tutti noi che l’abbiamo “incrociato”. Lui ci ha insegnato che la fragilità non è una cosa da cancellare dalla faccia della terra, ma da amare con tenerezza. Gabriele e i suoi genitori, proprio in questo tempo di Pasqua, ci insegnano che si può andare con coraggio contro il senso comune di una società che vorrebbe annullare tutto ciò che è imperfetto, che sfugge alle regole, che crea disordine, causa rinunce, richiede sacrifici. Gabriele e la sua famiglia hanno dimostrato che è possibile accogliere con gioia un bimbo malato e che la malattia non gli impedirà di vivere una vita degna, se circondato dall’affetto. Che un handicap non è una ragione valida per rinunciare a un figlio perché è giusto, è umano, che anche quel bambino come qualunque altro conosca la carezza di una mamma, l’abbraccio di un papà. E quel bambino, come ha fatto Gabriele, saprà ricambiare le carezze e gli abbracci, a modo suo, con il centuplo.

Gabriele – come tutti noi - era provvisorio su questa terra, ma non nel cuore di chi lo ha conosciuto. “Sarebbe stato meglio se non fosse mai nato”, la frase che talvolta si sente pronunciare di fronte a un handicap grave - mai passerebbe per la testa dei genitori, dei medici e degli infermieri che hanno assistito Gabriele, degli amici di famiglia. Mai. Gabriele ha avuto tanto, ma ha dato di più. Ecco cosa è venuto a fare sulla terra per 18 mesi, icona vivente dell’imperfezione che salva, del piccolo e fragile che si fa grande. “Il nostro cuore è intriso di dolore per la mancanza del nostro piccolo Gabriele – scrivono Marina e Roberto in un breve messaggio indirizzato agli amici -. Ogni punto della casa ci parla di lui. Ci sembra ancora di sentire gli allarmi delle apparecchiature mediche che suonano, ci manca tantissimo. A volte ci troviamo a girare per la casa in cerca di qualcosa, di qualcuno, che non troviamo. Sappiamo che Gabriele in questo momento sta bene, sta correndo, parlando e cantando le lodi a Dio, la gioia e in lui perché sta gustando la luce del Paradiso e questo ci dà serenità perché il nostro bambino è al sicuro”. Arrivederci, Gabriele. La tua vita è stata preziosa.


A Gabriele

Come un soffio di vento sei passato,
hai lasciato dietro di te
il profumo della speranza,
la tenacia di chi sa lottare.

La lampada dei tuoi occhi
ha illuminato la nostra strada,
ci ha resi forti per abbracciare te
che in noi speravi,
e con il tuo dolce sguardo coccolavi.

Le tue braccia aperte
ci invitavano a saper abbracciare
ciò che il buon Dio aveva deciso per te.

Mille sguardi, mille sorrisi
rimarranno nel nostro cuore e nella nostra mente.
Al mondo intero racconteremo
la gioia che ci hai saputo donare.

Ti vogliamo bene,
grazie Gabriele
Mamma, Papà, Francesco e Chiara