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IL VALORE DELL'INTIMITA' NELLA COPPIA*

                 di Gianni Bassi e Rossana Zamburlin

 

1. L'INTIMITA'

Un rapporto di coppia si può dire tale quando soddisfa le reciproche esigenze sentimentali e sessuali, da qui emerge un progetto di vita che si realizzerà anche nella procreazione e nell'educazione dei figli. Il termine intimità forse più di tutti è quello che dà il senso di questa particolare sintesi dinamica. Intimità potrebbe voler significare la realizzazione di un rapporto di scambio paritario di sentimenti e di sessualità che appaghi una relazione amorosa. Infatti l'intimità presuppone il più profondo livello di partecipazione fra due persone che si amano, si vogliono bene e sono "trasparenti". In questo tipo di rapporto si condividono sentimenti, emozioni, istinti, pensieri, azioni, valori, cioè, in pratica, tutto.

I partner si coinvolgono e si seducono, si relazionano nella tenerezza e nella fiducia più assoluta. Realtà queste che possono non  realizzarsi fin da subito, ma che vanno realizzate e coltivate se si desidera veramente un rapporto intimo. Altrimenti subentrerà la separazione di fatto.

L'intimità di una relazione esige che ciascuna persona sappia, prima di tutto,  trovarla in se stessa, cioè sappia convivere, sostanzialmente, coi propri istinti, pensieri, valori; sappia integrarli per poterli scambiare con l'altro, ovviamente non si pretende che l'integrazione sia perfetta, ma che ci sia un impegno perchè si realizzi con sè e col partner. Chi scappa da sè, perchè ha dentro l'angoscia, scapperà anche dall'altro. Anche se l'amore guarisce, il partner non è il "terapeuta". L'angoscia patologica va affrontata e risolta: ad es. può essere il risultato di una divisione fra corpo e mente, che col tempo può creare una divisione nella coppia; oppure, per usare una terminologia yunghiana, l'uomo potrebbe non avere integrato la sua anima, cioè la parte femminile e la donna potrebbe non avere integrato il suo animus, cioè la sua parte maschile che col tempo può creare la lotta fra maschile e femminile, anzichè la comunione e l'integrazione.

Il prototipo dell'intimità è la relazione fra madre e bambino. Questa realtà spiega il motivo della maggiore facilità della donna di entrare in intimità, soprattutto negli aspetti emotivi e sentimentali. L'uomo infatti, per emanciparsi, per avere una solida identità psicosessuale, senza la quale non si può vivere una buona intimità, deve passare dalla madre al padre e con questo avere un rapporto profondo, che significa giocare insieme, raccontare fiabe, abbracciarsi, parlare, massaggiare, ecc. Se non avviene questo l'uomo può rimanere intrappolato nella situazione edipica. Realizzare l'edipo, anche solo nella fantasia, significa l'incesto ( il tabù più profondo ), come difesa da questo c'è la fuga. In quanto realizzare l'incesto provocherebbe un'angoscia infinita. La donna, invece, nel risolvere la sua situazione edipica, potrebbe essere bloccata nello sviluppo della sessualità da un padre controllante o freddo.

L'intimità è fondamentale perchè influenza la qualità degli affetti e, quindi, della vita. Essa aumenta di profondità nella misura in cui si approfondiscono, con le parole e i fatti, l'amore, i valori, i bisogni, i desideri, i sogni, l'attrazione, il piacere delle reciproche esperienze sessuali. La condizione più viva dell'intimità è il rapporto simbiotico, quel rapporto, secondo noi, in cui due individui, grazie alla comunicazione d'amore, si sviluppano, contemporaneamente, sia come coppia, sia come individui. Questa relazione affettiva presuppone un disponibile e aperto corredo di qualità interiori da condividere, al fine di sostenersi, arricchirsi e facilitarsi l'un l'altro nei sentimenti, nei pensieri, nelle azioni, nei desideri e nei valori. L'intimità si realizza perciò senza strumentalizzare o impoverire l'altro nelle sue qualità e capacità, anzi aggiungendo qualcosa ad ognuno, tramite la soddisfazione che viene dal rapporto di scambio paritario. La coppia così reagisce condividendo i momenti positivi e costruttivi e sopportando meglio le inevitabili ore difficili ( non è tutto "rosa e fiori" ), dovute spesso alle sempre più crescenti pressioni professionali ed economiche. 

Quando, grazie alla comunicazione e al rapporto profondi, si stabilisce l'intimità fra due persone, le loro reazioni risultano coerenti, sinergiche e la relazione appare animata dalla fiducia, dall'onestà, dalla generosità, dalla tenerezza e dalla comprensione. Qualora il rapporto si stabilisca anche ai fini sessuali, cioè non è più solo una relazione di amicizia, allora si aggiunge all'espressione dei sentimenti il permesso di esibire la sessualità, la propria nudità ed i propri organi genitali.

Mentre nel caso dei rapporti coi figli, in cui i fini  sessuali sono assenti, allora vige per i genitori un divieto alla nudità, senza essere eccessivamente puritani, e il divieto ad ogni manifestazione erotica al loro cospetto. Si può dire che i genitori hanno rapporti sessuali, per non lasciare i figli nella fantasia che "i loro genitori certe cose non le fanno". Invece è prescritto che i genitori manifestino il loro amore reciproco ad esempio con l'abbraccio o esprimendo l'ammirazione per il partner, davanti ai figli, in quanto è molto frustrante e tragico per questi non vedere mai un gesto o una parola affettuosa. E' un'esperienza fondamentale vedere che l'amore c'è, ciò rassicura molto i figli, si possono lasciare andare e c'è la speranza che anche loro possono avere un positivo e gratificante rapporto di coppia.

Secondo Piscicelli ( 1994 ) nell'ambito della sessualità l'intimità fa parte delle esperienze legate al tatto, che serve ad incrementare i desideri fino ad arrivare al vero e proprio rapporto sessuale. Per questo si comprende nell'intimità ogni gesto eccitante, da quello trasmesso dallo sguardo voglioso, ai baci, abbracci, carezze che coinvolgono la pelle ed azionano il contatto più intimo. Si arriva così all'eccitazione degli organi genitali e al rapporto sessuale.

Quando l'intimità si deteriora è facile che ogni atto di seduzione, di avvicinamento ed ogni contatto corporeo venga vissuto malamente, con repulsione e, a volte, con aggressività. Così la mancanza di intimità viene avvertita come un fatto più grave, tragico e deprimente della mancata soddisfazione sessuale. Nonostante nella nostra società sembri che ci sia una affannosa ricerca della sessualità facile, in realtà, secondo noi, ciò che si cerca realmente è la profondità dell'intimità. Il rapporto d'amore intimo, quindi, è una specie di cartina di tornasole che dà il grado di partecipazione e di scambio di una coppia, il livello della simbiosi.

L'intimità è influenzata dalla cultura ( è un valore di massa dagli anni sessanta... ), mentre la donna è più educata al sentimento, l'uomo viene educato alla sessualità. E' bene  tenere conto di queste differenze e fare in modo che la donna educhi l'uomo al sentimento e l'uomo educhi la donna alla sessualità; che si accetti come positiva questa educazione reciproca, in modo da realizzare il rapporto simbiotico desiderato. Non è detto che questa modalità di rapporto si attui spontaneamente, è più facile che si debba costruire con amore e pazienza, visto che nell'inconscio abbiamo migliaia di anni di matriarcato e patriarcato. L'intimità e la parità, senza la quale non vi può essere intimità, è tutta da costruire e ricostruire, non va data per scontata, visto che si erge su secoli di lotta per il controllo l'uno dell'altro, su molta divisione e aggressività, a volte, vera e propria violenza e sopraffazione.   

Per realizzare l'intimità, come vedremo anche più avanti, bisogna essere capaci di regredire, di lasciarsi andare. E' una regressione dell'io a favore della personalità o, meglio ancora, a favore del rapporto di coppia. Bisogna tornare bambini, giocare, scherzare, essere semplici e aperti, disponibili e spontanei. Questa regressione tipica di tutti i processi di apprendimento, vuol essere un recupero di modalità antiche di comunicazione più corporee ed emotive, che intellettuali, per l'arricchimento della persona e della coppia. Quindi regredire per progredire.

E' possibile, come avviene in analisi, che la regressione faccia emergere ferite e blocchi del passato che il rapporto d'amore può sanare. Infatti molti disturbi dell'affettività e dell'intimità sono dovuti all'eccesso di razionalità, alla censura e alla repressione del mondo emotivo, ad una coscienza morale deformata e persecutoria, alla paura e alla rabbia sostenute dai conflitti, dagli equivoci, dai malintesi, dai rancori e dai risentimenti.

Vi sono persone che esprimono, anche col comportamento non verbale, una notevole paura per le effusioni, si difendono, si ritirano, temono di perdere i confini, di essere divorati, di essere in balia dell'altro e quindi controllano tutto e tutti e non si concedono. Questo non lasciarsi andare all'altro fa si che diventino spettatori di se stesso e del partner anche durante il rapporto sessuale. La paura dell'intimità viene espressa con la distanza e col mettere in mezzo altre cose e servizi: impegni di lavoro, di casa, i figli, la televisione, il computer, gli impegni sociali, politici e religiosi.

Proprio perchè l'intimità prevede regressioni a fasi dello sviluppo infantili, la situazione edipica di freudiana memoria, deve essere sostanzialmente superata ( ma non facciamo i perfezionisti, nessuno arriva ad una genitalità completa, ad una integrazione totale, non basta una vita...), in quanto c'è il pericolo di confrontarsi con l'oggetto d'amore edipico proibito, cioè la madre o il padre. Chi non ha sviluppato la fiducia di base, in sè e nell'altro; chi non ha una identità forte e flessibile dovuta al rapporto col genitore omologo, potrebbe vedere nel partner il genitore dell'altro sesso e quindi bloccarsi, perchè simbolicamente farebbe un incesto. Si possono spiegare così molti cali del desiderio dopo il matrimonio e certe relazioni extraconiugali: il partner diventerebbe come il genitore dell'altro sesso che è proibito; il matrimonio il luogo del "sacro" e l'altra relazione il luogo della trasgressione, del lasciarsi andare.

L'identificazione col genitore dello stesso sesso, la maturazione e la stima di sè permettono di lasciarsi andare, concedersi, immergersi e di godere la simbiosi col partner, come una piacevole occasione e non come una minaccia. In questo modo si possono intravvedere i complessi legami fra intimità ed erotismo. Gesti di tenerezza, parole di disponibilità e di responsabilità possono neutralizzare le aspettative persecutorie superegoiche che spesso governano i rapporti sessuali e facilitare il soddisfacimento reciproco. 

 

2. COME SI OTTIENE L'INTIMITA'.

Come esprimere i sentimenti? Come diventare sempre più profondi? Come lasciarsi andare l'un l'altro? Come esprimere i desideri? Come sviluppare il contatto corporeo? Come condividere speranze, progetti, valori? A queste domande bisogna rispondere costruttivamente e concretamente, fino ad arrivare alla soddisfazione reciproca, che va comunque alimentata, senza credere di essere arrivati: il rapporto di coppia è l'inizio del viaggio, non il punto d'arrivo. O si costruisce il "paradiso", o si cade nell'"inferno" e saranno inevitabili momenti di "purgatorio". E' la parola che mette in relazione i mondi interni, è la parola che libera, quindi tutto ciò che sviluppa la capacità di comunicare va utilizzato e sviluppato, non è una questione di tecnica ed è un compito infinito, per essere sempre più se stessi, autentici in rapporto al partner. Vanno incrementate le interazioni positive, in modo tale che sia una soddisfazione stare vicini, essere intimi. Se invece si continua a sottolineare il negativo, a dare giudizi sommari, a imporre regole che creano distanza, ordini perentori e cose affini, ad interpretare la personalità dell'altro, in una parola a mettersi "sopra", il partner tenderà a fuggire, ad andare nel luogo e con le persone in cui e con cui è soddisfatto. Questo, ovviamente, non significa che tutto è positivo o che bisogna far finta che tutto va bene: ogni problema ( tutti ne hanno ) va affrontato e risolto serenamente, cioè senza ansia e senza rabbia fuori luogo, elaborandolo insieme, cercando le cause e trovando le soluzioni, su queste ci si concentra. Per Buscaglia ( 1993 ) non possiamo apprezzare un sentimento che non conosciamo, per conoscere l'amore è necessario saperlo recepire, aprirsi alla conoscenza, anche "scientifica", dell'amore, nei suoi aspetti fisici, psicologici e spirituali.

Il rapporto di coppia non può essere il contenitore della "lamentazione cronica", non è neanche il cestino dei rifiuti emotivi, anche se accade spesso che si attui ciò; magari coi colleghi e con gli amici si è disponibili e positivi, invece col partner e coi figli aggressivi, pessimisti, brontoloni, persecutori, ecc. Il clima emotivo dell'intimità va costruito consapevolmente, migliorando il rapporto, chiedendosi, volta per volta, cosa fa piacere a me e al mio partner? Un bacio? Un abbraccio? Una frase affettuosa? Una battuta umoristica? Un dialogo profondo? Non possiamo vivere la realtà di un sentimento al quale non ci dedichiamo. E' fondamentale prendersi cura l'uno dell'altro. Se abbiamo scelto di essere in coppia è necessario che l'amore cresca, interiormente ed esteriormente, costantemente in noi. Non si capisce perchè nel lavoro e nello sport l'impegno costante e l'allenamento sono fondamentali, invece l'intimità si deve realizzare spontaneamente: anche i sentimenti e la sessualità vanno "allenati" esprimendoli...Ovviamente nessuno è perfetto e chi pretende di esserlo inganna se stesso oltre che l'altro. Allora nell'intimità si comunica e ci si accetta reciprocamente per come si è, non per giustificare i sintomi, ma per migliorare nella ricerca del piacere, della gioia e della felicità. Infatti la colpevolizzazione blocca, mentre l'accettazione e l'assunzione di responsabilità permettono di intravvedere piccoli miglioramenti attuabili. Non dobbiamo pretendere di fare la rivoluzione totale ( cosa irrealistica e magica ), è opportuno creare un piccolo cambiamento al giorno ( basta un pensiero o un gesto nuovo...) che va nel senso di un miglioramento del rapporto.

A volte è necessario esprimere la rabbia, il dolore che è in noi, piangere. Cusinato ( 1992 ) e altri autori  hanno definito l'intimità come la capacità di condividere i dolori e non è un caso perchè quando c'è un buon rapporto d'amore, grazie a questo possiamo esprimere le ferite del passato e attuali, analizzarle, elaborarle, cercarne il significato, perdonare chi ci ha ferito ( siamo tutti vittime di altre vittime ), perdonarsi e riprendere il cammino con rinnovata energia e solo con un partner molto comprensivo che esprime emozioni e sentimenti e con cui si comunica, si può realizzare un'esperienza del genere. Chi invece deve mostrarsi sicuro a tuti i costi, in realtà si sta difendendo, non vuole mostrare quello che, secondo lui, sono debolezze e che lo rendono vulnerabile. Ma la vulnerabilità, secondo noi, è una risorsa, le nostre ferite possono essere trasformate in forza ( "la pietra di scarto diventerà testata d'angolo..."), guarire significa anche lasciarsi andare e lasciare andare il passato. Non possiamo accettare una realtà per la quale non siamo disposti a cedere: per cedere all'amore è necessario essere vulnerabili all'amore. In genere un eccesso di ruolo sia all'interno del nucleo familiare, sia a livello professionale non permette questa vulnerabilità, così importante per lasciarsi andare l'un l'altro nella relazione intima. Certamente per arrivare a questa intimità ci vuole tempo e pazienza ( l'ansia, la critica, l'aggressività e l'imposizione sono incompatibili ), comunque ad un certo punto le difese vanno abbassate. Chi invece si identifica nelle difese rischia di non potersi lasciare andare all'intimità. E' possibile lasciare andare le difese quando si sente il sostegno reciproco, quando si arriva all'amore incondizionato, alla cura di sè e dell'altro. Una recente poesia musicata da Franco Battiato dal titolo "La cura" esprime, forse in modo esagerato, l'atteggiamento opportuno:

Ti proteggerò dalle paure delle ipocondrie

dai turbamenti che da oggi incontrerai per la tua via.

Dalle ingiustizie e dagli inganni del tuo tempo,

dai fallimenti che per tua natura normalmente attirerai.

Ti solleverò dai dolori e dai tuoi sbalzi d'umore,

dalle ossessioni delle tue manie.

Supererò le correnti gravitazionali,

lo spazio e la luce

per non farti invecchiare.

E guarirai da tutte le malattie,

perchè sei un essere speciale,

ed io, avrò cura di te.

................................

Ti porterò soprattutto il silenzio e la pazienza.

percorreremo assieme le vie che portano all'essenza.

I profumi d'amore inebrieranno i nostri corpi,

la bonaccia d'agosto non calmerà i nostri sensi.

Tesserò i tuoi capelli come trame di un canto.

Conosco le leggi del mondo, e te ne farò dono.

Supererò le correnti gravitazionali,

lo spazio e la luce per non farti invecchiare.

Ti salverò da ogni malinconia,

perchè sei un essere speciale ed io avrò cura di te...

io sì, che avrò cura di te.

Non è che il partner debba fare lo psicanalista, è evidente che se una persona avesse tutti questi disagi, diventa necessario un intervento professionale. Però è vero che anche in analisi ciò che "guarisce" è la cura, il farsi carico, la comprensione, il rapporto affettivo. Quindi l'atteggiamento che è opportuno avere nel rapporto di coppia è proprio questo e quando noi vediamo una coppia nel nostro studio, di fatto, gradualmente, diamo questi strumenti di cura reciproca.

L'impotenza e la stanchezza, che spesso sono il segno della tristezza, vengono dal mondo del lavoro e/o da modalità di rapporto negative acquisite e non risolte nella famiglia d'origine, in relazione al contesto sociale.

Per la psicanalisi la persona è sostanzialmente matura quando è in grado di amare, di lavorare e di avere rapporti sociali; come si può vedere sono realtà dinamiche, non statiche. Per divenire intimi bisogna essere, in particolare, capaci di amare e di negoziare, cioè avere la capacità di trovare un accordo, di mediare, saper essere alla pari, essere entrambi soddisfatti. La capacità di amare è caratterizzata dal presentarsi fisicamente attraenti ( la trasandatezza e la mancanza d'igiene non sono certo "amabili" ) e seducenti; dal condividere, comunicare e approfondire i valori ( l'eccessiva divergenza in tema di valori e ideologie può essere pericolosa ); dal rispetto e dalla condivisione, attraverso il dialogo profondo, delle emozioni e dei sentimenti; dall'accettazione dei limiti, che non è, come abbiamo visto, giustificazione dei sintomi ( per es. molti sintomi sessuali possono essere risolti, ma molti non li curano, attraverso la psicanalisi o altro, per paura di fare "brutta figura" o nascondendosi dietro a pseudovalori di disponibilità, così si impediscono le soddisfazioni dell'intimità sessuale, uno degli obiettivi principali del rapporto di coppia ); dallo sviluppo delle potenzialità personali e della coppia, privilegiando queste ultime, il fare le cose insieme; dalla condivisione dei dolori, delle frustrazioni, delle ferite attuali e passate, delle inevitabili interferenze professionali ed economiche, ovviamente con un atteggiamento costruttivo nel senso di utilizzare tutto ciò per comunicare, per svilupparsi e per ampliare la prospettiva; del perdono degli errori, anche questi possono essere motivo di crescita, non è certo utile che, consapevolmente o inconsapevolmente, ci siano atteggiamenti del tipo "me la pagherai...!", o del tipo "perdono, ma non dimentico", se si perdona si dimentica, rancori e risentimenti sono incompatibili con una sana comunicazione e una sana intimità.

La persona matura presenta la volontà di impegnarsi per il rapporto: è per sempre, almeno come intenzione; la pari importanza del partner, che non significa fare le stesse cose, ma che hanno lo stesso valore; lo scambio delle risorse reciproche, ognuno porta quello che può. E' importante sviluppare la simpatia, attraverso il gioco e l'umorismo, come la reciproca vigilanza, cioè il creare un confine intorno alla coppia che va difeso da eventuali intrusi o provocatori, una normale vigilanza, differente dalla gelosia paranoica, che è una mancanza di fiducia in sè e nell'altro. Il matrimonio nel rapporto di coppia non va considerato come punto d'arrivo, ma come processo in continuo sviluppo e miglioramento verso un'unità e un'integrazione sempre più profonde: sottolineando le positività, creando un'apertura maggiore verso l'interno e verso l'esterno, approfondendo la confidenza reciproca, attraverso una comunicazione sempre più vera ed autentica, condividendo interessi, compiti, progetti e valori.

 

                                             BIBLIOGRAFIA

G. Bassi e R. Zamburlin, Coppia in crisi?, Ed. In dialogo, Milano, 1992.

G. Bassi e R. Zamburlin, Il valore dell'intimità, Ed. Casa del Giovane, Pavia, 1996.

G. Bassi e R. Zamburlin, La comunicazione nel rapporto di coppia, Ed. S. Paolo, Cinisello Balsamo ( MI ), 1998.

L. Buscaglia, Nati per amare, Ed. Mondadori, Milano, 1993.

M. Cusinato, Misteriosa, non magica, la nostra intimità, Ed. Centro della famiglia, Treviso, 1992.

U. Piscicelli, Sessuologia, teoremi psicosomatici e relazionali, Ed. Piccin, Padova, 1994.

V. Volpi, Psicanalisi dell'età evolutiva, Ed. Analisi Psicologica, Milano, 1984.

V. Volpi, Psicanalisi del rapporto di coppia, Ed. Analisi Psicologica, Milano, 1986.

 * Tratto dal libro “L’INTIMITA’ NEL RAPPORTO DI COPPIA“
Ed. Paoline, Milano, 2009 – Euro 12
di Gianni Bassi e Rossana Zamburlin