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LA RIFLESSIONE

CORRERE DIETRO AL TEMPO MA I FIGLI CORRONO DI PIU’

Crescono in fretta, in un lampo diventano ragazzi e allora ti accorgi che ogni momento trascorso con loro quando erano bambini è stato un investimento per il futuro

 

di Raffaele D’Errico *

 

E’ vero che il tempo va in fretta e spesso gli corriamo appresso. Ci facciamo inghiottire. Ripetiamo sconfortati di sentirci schiavi del tempo, eppure non cambia mai nulla nel nostro modo di vivere, di gioire nei momenti belli e di piangere nei momenti tristi. Invece tutto è prezioso nel nostro tempo. E ce ne accorgiamo sempre troppo tardi, quando la neve comincia a scendere sui nostri capelli e i figli ci portano l’entusiasmo dei loro primi amori, delle uscite con i fidanzatini, i pensieri e gli umori dell’adolescenza, le frasi dette e quelle non dette. Ce ne accorgiamo quando, guardandoci negli occhi, marito e moglie, un po’ smarriti ci diciamo: i nostri figli non sono più bambini! Questo è il momento in cui si affaccia il rammarico di aver riempito il tempo dell’infanzia di cose banali e fugaci, di aver giocato sempre troppo poco con loro, con quei “piccoli mostri”, come scherzosamente li chiamavamo alcuni anni fa, perché sembrava ci levassero il respiro e impedissero ai nostri pensieri di decollare.

E te li ritrovi grandi. E ti accorgi che sono veramente il frutto di quello che siamo stati. Ripetono certe tue frasi. Si muovono come te, anche se non sono te. In una discussione tra coetanei ripropongono le stesse idee per le quali ti sei spesso battuto e che loro avevano sempre contrastato. Allora, capisci che il tempo trascorso con i tuoi bambini non è mai perso; che ti fanno soffrire, ma anche crescere; che con loro contano poco le prediche, ma tanto il tuo modo di mostrarti, di discutere, di com-partecipare, di con-dividere, di per-donare, di parlare.

In questi giorni ho vissuto un’esperienza educante che mi ha toccato profondamente e credo abbia inciso anche sui miei figli. Mia moglie e io eravamo alle prese con i fornelli e la tavola da preparare, quando i due più piccoli hanno avviato un battibecco sempre più accanito, finché uno dei due è inciampato, scaraventando per terra un prezioso piatto di terracotta con tutto ciò che c’era dentro. è seguito un silenzio simile a quello che precede un temporale. Mi sarei aspettato – per la tensione che avvertivo nella stanza in quel momento – qualche strillo di mia moglie, dettato dal dispiacere per il piatto rotto, la seccatura del pavimento da pulire e il nervosismo che assale dinanzi ai comportamenti irruenti dei bambini. Ero lì, pronto come un cavaliere a sostenere mia moglie e a confermarmi nel mio ruolo di educatore e di padre. Il suo suono di tromba mi avrebbe lanciato nella mischia, dove mi sarei fatto valere. Ma l’atteggiamento così pacifico e comprensivo di lei mi ha smontato completamente.

I ragazzi intanto cominciavano a duettare tra loro: «Sei stato tu!». «Sì, ma hai cominciato tu!». «Tu mi hai spinto!». «Sì, ma tu... ». A quel punto, con una dolcezza infinita mia moglie li ha raggiunti, dicendo: «Ragazzi, quando succede una cosa come questa non è mai colpa di uno solo. Ognuno di noi ha la sua responsabilità, fosse anche in minima parte. Ciò che importa è considerare che nulla potrà far ritornare le cose come prima. Innervosirsi, cercare il colpevole, appellarsi alle proprie ragioni non servirà a rimediare il danno, anzi, inasprirà gli animi, farà arrabbiare le persone e rovinerà la loro amicizia. Se proprio volessimo cercare i colpevoli, ci accorgeremmo che ognuno ha la sua piccola colpa. Io, per esempio, avrei potuto poggiare meglio il piatto sul tavolo e così forse non sarebbe caduto. Tutto ciò però non ha importanza, perché in una disputa, come su un ring, non ci sono mai veri vincitori. Ve lo dico perché quanto è accaduto oggi tra voi fratelli, domani potrà capitare anche con qualche amico, con vostra moglie, con un vostro figlio. E c’è da imparare a usare le parole, che spesso tagliano più di un vetro o di un piatto rotto! Pertanto, da oggi in poi quando accadrà un fatto come questo, la cosa importante sarà parlarne. Chiedere scusa. Dire all’altro di non preoccuparsi, perché c’è una cosa più importante dell’oggetto rotto: l’amicizia, l’amore che nutre due fratelli, due sposi, due amici. Se vi avessi mortificato per quel piatto rotto, per quanto prezioso potesse essere, vi avrei messo l’uno contro l’altro e vi avrei spinti a pensare che c’è qualcosa che per me conta più di voi. Ma non è così!».

Le parole di mia moglie mi hanno toccato nel profondo. Ho capito fino in fondo che non basta una madre o un padre per educare, crescere e amare i figli. Occorre anche un padre. I bambini sono come pianeti. Se vengono illuminati da un solo sole,  vivranno lunghi momenti di luce ma anche di buio. Se i soli invece sono due, quando attraverseranno il buio l’altro sarà in grado di donare la luce.

* pediatra, Napoli