Appuntamento tra 3 anni in Italia per il VII Incontro mondiale
delle famiglie. Con un occhio alla missione educativa e l’altro
a un equilibrio “umano” tra lavoro e vita privata
di Luciano Moia
Dalle famiglie di Città del Messico a quelle di Milano.
Continenti diversi, stesse emergenze familiari. Continenti
diversi, ma difficoltà quasi identiche, con famiglie sempre più
sole, isolate, marginali, sempre più incapaci di trasmettere i
valori che contano, sempre più impoverite di fronte a un
processo culturale massificante che impone modelli fuorvianti,
in grado di abbattere ogni specificità e di tagliare ogni
radice. Dal Centro America all’Europa il passaggio può sembrare
brusco solo se ci si limita all’involucro, al colore, alle
apparenze, al clima, ai profili. Ma se si guarda con un po’ più
attenzione all’anima dei luoghi, alla loro essenza più profonda,
alle loro radici di fede e di storia, i punti di contatto tra la
città che ha ospitato il mese scorso il VI Incontro mondiale
delle famiglie e quella che ospiterà la prossima edizione, nel
2012, sono davvero sorprendenti. Entrambe capitali del lavoro e
della cultura, entrambe con un’impronta ispanica che si imprime,
al di là e al di qua dell’oceano, nei primi decenni del ‘500,
entrambe ora alle prese con un rinnovamento urbanistico
profondo. Certo, le proporzioni sono distanti anni luce. A Città
del Messico – 26 milioni di abitanti - si concentra una
popolazione pari quasi a quella di tutta l’Italia del Nord.
Milano, al confronto, sembra quasi in miniatura.
Ma, mettendo da parte le “misure” demografiche, inaspettati
possono essere i paralleli tra i modelli familiari che si stanno
affermando nel Centro America e quelli di casa nostra, a riprova
di una globalizzazione delle emergenze che avvicina le famiglie
di tutto il mondo e che, forse mai come in questi anni, rende
gli Incontri mondiali davvero capaci di parlare a tutti con lo
stesso linguaggio, presentando temi e sottolineature
interessanti e urgenti a tutte le latitudini.
Non a caso il messaggio risuonato più forte durante le giornate
del V Incontro mondiale è stato quello indirizzato ai padri. In
un quadro familiare sempre più preoccupante, con nuclei
indeboliti e sfibrati, ormai quasi privi di quelle reti solidali
innervate da parenti e vicini di casa, il padre deve tornare ad
assumere un ruolo centrale. Le analisi presentate durante il
convegno hanno invece messo in luce come oltre il 20 per cento
delle famiglie del Centro e del Sud America siano ormai
costituite da donne sole. Tantissime ragazze madri ma, più
spesso, donne rimaste sole perché l’uomo di casa se n’è andato
dopo la nascita del primo figlio.
PADRI ASSENTI, EDUCAZIONE A RISCHIO
Quello delle famiglie monogenitoriali è un fenomeno in rapida,
preoccupante crescita anche da noi, dove – nonostante la
garanzia rappresentata dall’affidamento congiunto - separazioni
e divorzi stanno di fatto eliminando le figure paterne dalle
famiglie. Una deriva preoccupante perché la crescente fragilità
educativa, che ingigantisce anche per l’assenza contemporanea
della figura paterna e di quella materna, incide sul futuro
della società in modo gravissimo. Solo in famiglia si possono
apprendere con la forza semplice dei gesti e degli esempi, più
che delle parole, quella trama di valori forti – solidarietà,
fraternità, tolleranza, reciprocità, disponibilità,
responsabilità, senso del sacrificio e del dovere – che
rappresentano anche il punto di partenza irrinunciabile della
convivenza civile. In America latina l’associazionismo sta già
correndo ai ripari. Durante le giornate di Città del Messico,
tra gli stand dell’Expo-Familia, una sorta di grande fiera delle
aggregazioni e dei gruppi familiari, le realtà più incisive e
originali, attive e spumeggianti erano proprio le associazioni
dei padri di famiglia. Almeno una decina di sodalizi pensati per
ridare nerbo a una figura maschile troppo spesso inesistente,
scialba, defilata, resa irrilevante da una crisi di identità
che, non solo in Occidente, sembra ancora lontana dal trovare
una soluzione.
LAVORO E FESTA, MA COME SARA’ POSSIBILE?
Padri assenti per scelta, per distrazione, per indifferenza,
perché troppo assorbiti dal lavoro o perché il lavoro manca.
Un’emergenza che in ogni caso s’incrocia proprio con il tema
scelto per l’Incontro del 2012 a Milano – “Famiglia, il lavoro e
la festa” - e che potrà offrire lo spunto per ragionare su
quella che uno studioso come Giuseppe De Rita, ha definito la
conciliazione impossibile. Eppure un tentativo andrà fatto,
perché nel prossimo triennio saranno sempre più numerose le
famiglie alle prese con una crisi che s’annuncia tutt’altro che
trascurabile e che finirà per ripercuotersi anche sul mondo del
lavoro. E allora si dovrà cercare di trovare un nuovo equilibrio
tra la famiglia e un lavoro che rischia di mancare, oppure che,
all’opposto, risulterà asfissiante per impegno, orari,
richieste. In questo crinale scivoloso molte famiglie finiranno
per arrendersi al dominio dell’ufficio e della fabbrica, nelle
sue mille declinazioni, e saranno disposte a marginalizzare le
proprie esigenze, a rendere sempre meno presente e incisivo
quello che loro stesse rappresentano come serbatoio di amore e
di affetti, come riserva educativa, come cuore pulsante di
futuro. Milano, la città italiana forse meno a misura di
famiglia, quella più frenetica, più grigia, più invivibile per
spazi e orari, sta già conoscendo in parte questa difficoltà.
Ora, da un lato, al milanese lavoratore per vocazione e per
tradizione, si rischia di sovrapporre una figura quasi
caricaturale, stravolta e inebetita da orari sempre più lunghi e
da richieste sempre più segnate da un efficientismo senz’anima.
Una prospettiva che riserva alla famiglia solo scampoli di tempo
e di attenzioni, e in cui non solo la figura paterna – quando
c’è e intende far sentire la sua presenza - ma anche quella
della madre - alle prese troppo spesso da sola anche con nuove e
antiche incombenze di cura e di gestione domestica - rischia
l’insignificanza per progressivo svuotamento di stimoli,
energie, opportunità, capacità di intervento.
SOBRIETA’ E REALISMO
Sul fronte opposto sarà sempre più rilevante il numero di nuclei
alle prese con l’insicurezza economica, con l’incertezza del
domani che offusca ogni possibilità di programmazione e finisce
per rendere più complicati, frammentari e nervosi anche i
rapporti all’interno delle famiglie. Certo, chi avrà modo e
coraggio di rivedere il proprio stile di vita e saprà orientarsi
verso quella sobrietà e quell’essenzialità auspicata in più
occasioni anche dal Papa, potrà forse riottenere in termini di
verità e profondità delle relazioni ciò che la crisi avrà
sottratto dal punto di vista delle possibilità economiche. Ma è
solo un auspicio che attende di misurarsi con i limiti
dell’animo umano e con le circostanze della realtà.
In ogni caso – anche sulla scorta di tanti spunti emersi dalle
relazioni presentate a Città del Messico – non sarà possibile
evitare di riflettere sul modello di società in cui viviamo. Non
sarà possibile non tentare di capire come gli schemi culturali,
sociali, economici che si sono affermati negli ultimi decenni
siano riusciti a scombinare a tal punto l’asse portante della
nostra civiltà, cioè la famiglia fondata sul matrimonio. C’è
tanto davvero da rimettere a punto in un modello di società così
congegnato che sta smarrendo i suoi riferimenti antropologici. E
molti, urgenti, complessi, preoccupanti e anche drammatici,
appaiono gli spunti di riflessione in vista dell’Incontro
mondiale di Milano, se si vuole davvero offrire alla famiglia
l’opportunità di sollevarsi dalla prospettiva orizzontale della
quotidianità per ritrovare lo slancio di guardare verso il cielo
del giorno di festa.
I PUNTI FERMI INDICATI DAL PAPA
In questi tre anni di preparazione non sarà fatica sprecata per
esempio riprendere alcuni delle sottolineature emerse a Città
del Messico, a cominciare dai messaggi del Papa –
videoregistrato il primo, in diretta tv quello durante la Messa
di domenica 18 gennaio – soprattutto laddove viene ribadita la
funzione educatrice della famiglia, “scuola di umanità e di vita
cristiana per tutti i suoi membri, con conseguenze benefiche per
tutte le persone, la Chiesa, la società”. Di grande impatto
anche il richiamo di Benedetto XVI alla “testimonianza pubblica”
in favore della dignità e del valore insostituibile della
famiglia, quasi a scuotere le coscienze intiepidite di troppe
persone sposate che si sentono ormai retroguardia culturale in
una società sempre più segnate dal disimpegno e dalla
molteplicità delle “interpretazioni familiari”. Proprio in
questo clima sfilacciato e confuso è importante, ha detto ancora
il Pontefice, che le famiglie si convincono che soltanto
insieme, con la forza che deriva dai legami associativi nelle
loro varie forme, sarà possibile chiedere quegli interventi
legislativi e amministrativi “capaci di sostenere la famiglia
nei suoi diritti inalienabili, necessari per portare avanti la
sua straordinaria missione”. Una piccola o grande rivoluzione di
cui in tre anni sarà forse possibile gettare solo le premesse.
Ma la posta in palio è troppo alta per non tentare. C’è da
togliere angoscia e sconforto a una famiglia che, nonostante le
crisi presenti e future, nonostante orizzonti popolati da
pesanti incognite, rimane motore e speranza per il futuro del
mondo.