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2009-2012

CITTA’ DEL MESSICO – MILANO
FAMIGLIA, MOTORE DEL FUTURO

Appuntamento tra 3 anni in Italia per il VII Incontro mondiale delle famiglie. Con un occhio alla missione educativa e l’altro a un equilibrio “umano” tra lavoro e vita privata


di Luciano Moia

Dalle famiglie di Città del Messico a quelle di Milano. Continenti diversi, stesse emergenze familiari. Continenti diversi, ma difficoltà quasi identiche, con famiglie sempre più sole, isolate, marginali, sempre più incapaci di trasmettere i valori che contano, sempre più impoverite di fronte a un processo culturale massificante che impone modelli fuorvianti, in grado di abbattere ogni specificità e di tagliare ogni radice. Dal Centro America all’Europa il passaggio può sembrare brusco solo se ci si limita all’involucro, al colore, alle apparenze, al clima, ai profili. Ma se si guarda con un po’ più attenzione all’anima dei luoghi, alla loro essenza più profonda, alle loro radici di fede e di storia, i punti di contatto tra la città che ha ospitato il mese scorso il VI Incontro mondiale delle famiglie e quella che ospiterà la prossima edizione, nel 2012, sono davvero sorprendenti. Entrambe capitali del lavoro e della cultura, entrambe con un’impronta ispanica che si imprime, al di là e al di qua dell’oceano, nei primi decenni del ‘500, entrambe ora alle prese con un rinnovamento urbanistico profondo. Certo, le proporzioni sono distanti anni luce. A Città del Messico – 26 milioni di abitanti - si concentra una popolazione pari quasi a quella di tutta l’Italia del Nord. Milano, al confronto, sembra quasi in miniatura.
Ma, mettendo da parte le “misure” demografiche, inaspettati possono essere i paralleli tra i modelli familiari che si stanno affermando nel Centro America e quelli di casa nostra, a riprova di una globalizzazione delle emergenze che avvicina le famiglie di tutto il mondo e che, forse mai come in questi anni, rende gli Incontri mondiali davvero capaci di parlare a tutti con lo stesso linguaggio, presentando temi e sottolineature interessanti e urgenti a tutte le latitudini.
Non a caso il messaggio risuonato più forte durante le giornate del V Incontro mondiale è stato quello indirizzato ai padri. In un quadro familiare sempre più preoccupante, con nuclei indeboliti e sfibrati, ormai quasi privi di quelle reti solidali innervate da parenti e vicini di casa, il padre deve tornare ad assumere un ruolo centrale. Le analisi presentate durante il convegno hanno invece messo in luce come oltre il 20 per cento delle famiglie del Centro e del Sud America siano ormai costituite da donne sole. Tantissime ragazze madri ma, più spesso, donne rimaste sole perché l’uomo di casa se n’è andato dopo la nascita del primo figlio.

PADRI ASSENTI, EDUCAZIONE A RISCHIO
Quello delle famiglie monogenitoriali è un fenomeno in rapida, preoccupante crescita anche da noi, dove – nonostante la garanzia rappresentata dall’affidamento congiunto - separazioni e divorzi stanno di fatto eliminando le figure paterne dalle famiglie. Una deriva preoccupante perché la crescente fragilità educativa, che ingigantisce anche per l’assenza contemporanea della figura paterna e di quella materna, incide sul futuro della società in modo gravissimo. Solo in famiglia si possono apprendere con la forza semplice dei gesti e degli esempi, più che delle parole, quella trama di valori forti – solidarietà, fraternità, tolleranza, reciprocità, disponibilità, responsabilità, senso del sacrificio e del dovere – che rappresentano anche il punto di partenza irrinunciabile della convivenza civile. In America latina l’associazionismo sta già correndo ai ripari. Durante le giornate di Città del Messico, tra gli stand dell’Expo-Familia, una sorta di grande fiera delle aggregazioni e dei gruppi familiari, le realtà più incisive e originali, attive e spumeggianti erano proprio le associazioni dei padri di famiglia. Almeno una decina di sodalizi pensati per ridare nerbo a una figura maschile troppo spesso inesistente, scialba, defilata, resa irrilevante da una crisi di identità che, non solo in Occidente, sembra ancora lontana dal trovare una soluzione.

LAVORO E FESTA, MA COME SARA’ POSSIBILE?
Padri assenti per scelta, per distrazione, per indifferenza, perché troppo assorbiti dal lavoro o perché il lavoro manca. Un’emergenza che in ogni caso s’incrocia proprio con il tema scelto per l’Incontro del 2012 a Milano – “Famiglia, il lavoro e la festa” - e che potrà offrire lo spunto per ragionare su quella che uno studioso come Giuseppe De Rita, ha definito la conciliazione impossibile. Eppure un tentativo andrà fatto, perché nel prossimo triennio saranno sempre più numerose le famiglie alle prese con una crisi che s’annuncia tutt’altro che trascurabile e che finirà per ripercuotersi anche sul mondo del lavoro. E allora si dovrà cercare di trovare un nuovo equilibrio tra la famiglia e un lavoro che rischia di mancare, oppure che, all’opposto, risulterà asfissiante per impegno, orari, richieste. In questo crinale scivoloso molte famiglie finiranno per arrendersi al dominio dell’ufficio e della fabbrica, nelle sue mille declinazioni, e saranno disposte a marginalizzare le proprie esigenze, a rendere sempre meno presente e incisivo quello che loro stesse rappresentano come serbatoio di amore e di affetti, come riserva educativa, come cuore pulsante di futuro. Milano, la città italiana forse meno a misura di famiglia, quella più frenetica, più grigia, più invivibile per spazi e orari, sta già conoscendo in parte questa difficoltà. Ora, da un lato, al milanese lavoratore per vocazione e per tradizione, si rischia di sovrapporre una figura quasi caricaturale, stravolta e inebetita da orari sempre più lunghi e da richieste sempre più segnate da un efficientismo senz’anima. Una prospettiva che riserva alla famiglia solo scampoli di tempo e di attenzioni, e in cui non solo la figura paterna – quando c’è e intende far sentire la sua presenza - ma anche quella della madre - alle prese troppo spesso da sola anche con nuove e antiche incombenze di cura e di gestione domestica - rischia l’insignificanza per progressivo svuotamento di stimoli, energie, opportunità, capacità di intervento.

SOBRIETA’ E REALISMO
Sul fronte opposto sarà sempre più rilevante il numero di nuclei alle prese con l’insicurezza economica, con l’incertezza del domani che offusca ogni possibilità di programmazione e finisce per rendere più complicati, frammentari e nervosi anche i rapporti all’interno delle famiglie. Certo, chi avrà modo e coraggio di rivedere il proprio stile di vita e saprà orientarsi verso quella sobrietà e quell’essenzialità auspicata in più occasioni anche dal Papa, potrà forse riottenere in termini di verità e profondità delle relazioni ciò che la crisi avrà sottratto dal punto di vista delle possibilità economiche. Ma è solo un auspicio che attende di misurarsi con i limiti dell’animo umano e con le circostanze della realtà.
In ogni caso – anche sulla scorta di tanti spunti emersi dalle relazioni presentate a Città del Messico – non sarà possibile evitare di riflettere sul modello di società in cui viviamo. Non sarà possibile non tentare di capire come gli schemi culturali, sociali, economici che si sono affermati negli ultimi decenni siano riusciti a scombinare a tal punto l’asse portante della nostra civiltà, cioè la famiglia fondata sul matrimonio. C’è tanto davvero da rimettere a punto in un modello di società così congegnato che sta smarrendo i suoi riferimenti antropologici. E molti, urgenti, complessi, preoccupanti e anche drammatici, appaiono gli spunti di riflessione in vista dell’Incontro mondiale di Milano, se si vuole davvero offrire alla famiglia l’opportunità di sollevarsi dalla prospettiva orizzontale della quotidianità per ritrovare lo slancio di guardare verso il cielo del giorno di festa.

I PUNTI FERMI INDICATI DAL PAPA
In questi tre anni di preparazione non sarà fatica sprecata per esempio riprendere alcuni delle sottolineature emerse a Città del Messico, a cominciare dai messaggi del Papa – videoregistrato il primo, in diretta tv quello durante la Messa di domenica 18 gennaio – soprattutto laddove viene ribadita la funzione educatrice della famiglia, “scuola di umanità e di vita cristiana per tutti i suoi membri, con conseguenze benefiche per tutte le persone, la Chiesa, la società”. Di grande impatto anche il richiamo di Benedetto XVI alla “testimonianza pubblica” in favore della dignità e del valore insostituibile della famiglia, quasi a scuotere le coscienze intiepidite di troppe persone sposate che si sentono ormai retroguardia culturale in una società sempre più segnate dal disimpegno e dalla molteplicità delle “interpretazioni familiari”. Proprio in questo clima sfilacciato e confuso è importante, ha detto ancora il Pontefice, che le famiglie si convincono che soltanto insieme, con la forza che deriva dai legami associativi nelle loro varie forme, sarà possibile chiedere quegli interventi legislativi e amministrativi “capaci di sostenere la famiglia nei suoi diritti inalienabili, necessari per portare avanti la sua straordinaria missione”. Una piccola o grande rivoluzione di cui in tre anni sarà forse possibile gettare solo le premesse. Ma la posta in palio è troppo alta per non tentare. C’è da togliere angoscia e sconforto a una famiglia che, nonostante le crisi presenti e future, nonostante orizzonti popolati da pesanti incognite, rimane motore e speranza per il futuro del mondo.