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SESSO: chi ne parla ai nostri ragazzi?

Sempre più i genitori "delegano a riviste, internet e specialisti scolastici l'educazione sentimental-sessuale dei loro figli. Per il mondo cattolico è tempo di proposte nuove. Ecco quali

Riproduzione  parziale dal n. 116 di "Noi, genitori & figli" del 24/02/08

di Antonella Mariani

In classe di Francesca, quinta elementare nell'hinterland di Milano, da qualche mese circolano copie delle più gettonate riviste per teenagers, che all'intervallo fanno il giro dei banchi. Foto e vicende dei divi più gettonati del momento e spensierate rubriche sulla "prima volta"; test su "Il tuo raga ti tradisce?" e lettere-confessioni sulle esperienze sessuali. Nell'adiacente scuola media, tre maschi di terza sono stati sospesi perché "beccati" a descrivere nel diario avventure erotiche (immaginarie, si spera...) di cui certamente non hanno avuto notizia in casa. Marco, 11 anni, poiché i genitori gli proibivano di navigare su internet, ha portato a casa dell'amico un elenco di siti "interessanti'':  di pomeriggio, da soli, hanno fatto una full immersion di pornografia.

 I giornalini per adolescenti, internet, e poi la televisione, gli amici...: ecco chi bombarda i ragazzini su sesso e dintorni. Date le premesse, c'è da mettere in conto che a 12, 13 anni dichiarino di "sapere tutto" ma in realtà abbiano in testa un guazzabuglio e soprattutto non sappiano minimamente declinare i temi dei sentimenti, del pudore, del rispetto del proprio corpo e di quello altrui.

 «La famiglia è il primo luogo in cui affrontare il tema della sessualità e dell'affettività»; è il grido di battaglia che il mondo cattolico, giustamente sospettoso nei confronti di insegnamenti estemporanei e non controllati, ripete da sempre. Ma come ignorare la povertà educativa in cui si trovano le famiglie oggi? Hanno un bel dire i formatori cattolici che la famiglia deve accompagnare passo per passo i figli alla scoperta dell'affettività, rispondendo alle loro domande man mano che vengono poste, senza forzare oltre quello che vogliono sapere. Che in queste risposte deve affiorare l'idea che il dialogo sessuale tra un uomo e una donna è una dimensione dell'amore, che ciò che conta sono i desideri profondi e non il soddisfacimento di quelli estemporanei...

Deve essere cosi, certo. Anzi dovrebbe. Perché spesso in casa non rimane nemmeno il tempo per firmare le verifiche, figuriamoci per affrontare temi delicati come i primi amori o i primi impulsi sessuali dei figli.

Ne sa qualcosa il Creada, Centro di relazione educativa adulto-adolescente promosso nel 2006 dall'Università Cattolica del Sacro Cuore e dalla Regione Lombardia; il Centro ha appena terminato di elaborare un'indagine tra i consultori privati per capire quali sono le domande degli adolescenti che accedono alle strutture. «Vengono a chiedere informazioni sulle relazioni sessuali — conferma Maria Luisa De Natale, presidente del Creada oltre che prorettore della Cattolica -. È un forte atto di denuncia nei confronti degli adulti, della famiglia, della scuola, che non colmano il loro bisogno di sapere e di capire».

Anche per il mondo cattolico è tempo di proposte nuove: «Occorre creare reti educative», dice Enrica Tortalla, che con il marito affianca don Sergio Nicolli all'Ufficio famiglia della Cei. «Vogliamo portare l'educazione totale alla persona, quindi anche all'affettività, nei consultori, nelle scuole, negli oratori», preannuncia Goffredo Grassani, presidente della Confederazione dei consultori cattolici e co-fondatore del Creada.
Qualche seme, in effetti, è stato piantato: al Convegno ecclesiale di ottobre 2006 a Verona, ad esempio, è stato detto, come riferisce Michelangelo Tortalla, che «nel cammino della preparazione alla Cresima non si può prescindere dall'affrontare temi legati all'affettività, ai sentimenti. Del resto si tratta di ragazzini in piena tempesta ormonale, come si fa a non dire loro niente?», si interroga Tortalla. Anche perché, in tanto silenzio, sono ben altre le parole di cui i nostri figli sono bombardati... Anche sul fronte scolastico  qualcosa si muove: di fronte all'offensiva sempre più gagliarda di agenzie educative "laiche" come consultori e centri di sessuologia, spuntano qua e là in tutta Italia percorsi didattici per le scuole medie e superiori messi a punto da associazioni e consultori cattolici, che focalizzano la loro proposta su un'educazione globale della persona, affetti e sentimenti compresi. C'è da colmare un grande ritardo, ammettono le associazioni cattoliche della scuola, Age e Agesc. E lo stesso monsignor Bruno Stenco, responsabile dell'Ufficio educazione, scuola e università della Cei, spiega che l'ultimo documento in tema di educazione sessuale nelle scuole risale al 1980, «poi più nessuna indicazione sistematica né direttive specifiche. Del resto - riflette monsignor Stenco - il clima che stiamo vivendo è così lacerato sul concetto di persona che credo sarebbe difficile impostare percorsi accettabili per tutti i genitori... ». Sacrosante parole. Ma qualcuno ci sta provando. E i genitori ringraziano. ♦