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I COSTI DEL NON-MATRIMONIO

 

IL COSTO ANTROPOLOGICO

IL COSTO SOCIALE

IL COSTO GIURIDICO

IL COSTO PSICOLOGICO

IL COSTO ETICO

Riproduzione  parziale dal n. 136 di "Noi, genitori & figli" del 20/12/09

di Michele Aramini

 

A COSA CREDERE SE NULLA È PIÙ "PER SEMPRE"?

IL COSTO ANTROPOLOGICO

Persa la stabilità dell'unione tra uomo e donna, si smarrisce anche il senso dell'identità personale E con lo sparigliamento dei ruoli materno e paterno, i figli diventano più fragili

Nel 1970 in Italia venne introdotto il divorzio. Molti ricorderanno che tra le motivazioni a favore erano stati portati casi pietosi di padri-padroni e di altre situazioni familiari insostenibili, per le quali il divorzio appariva l'unica soluzione possibile. Dopo quasi 40 anni ci accorgiamo che il divorzio ha mutato la faccia della nostra società e della concezione stessa della famiglia. In particolare ha tolto alle nuove generazioni la speranza di una relazione stabile, ma ancor più l'ideale di fare dono di sé in un rapporto di comunione che si espande poi nel servizio alla vita dei figli. Ciò che si è perso non è poco: con la stabilità del matrimonio si è persa la stabilità dell'identità personale di ciascuno. Accanto a questo primo elemento di costo antropologico, il sistema del non-matrimonio ne presenta altri non meno preoccupanti, legati ai ruoli materno e paterno e alla loro dissociazione dalla persona che ne è "titolare". Il ruolo paterno, ad esempio, può essere assunto dal nuovo uomo o marito della madre; nello stesso tempo si afferma il primato della madre, perché spesso diventa colei che tiene i fili tra i figli nati dai diversi matrimoni. Dal punto di vista simbolico ed educativo il ruolo della madre diventa decisivo e perfino unico, mentre sbiadisce il ruolo del padre. Ciò è fortemente dannoso per la costruzione della personalità dei figli. In sostanza il costo maggiore del sistema del non-matrimonio sta nel grave indebolimento di un modello di relazione tra l'uomo e la donna fondato sul matrimonio, che è essenziale per l'equilibrio delle persone; in secondo luogo rende più fragile la paternità e di conseguenza porta la società verso un modello matrilineare. I tentativi che si fanno per correggere questa tendenza, come l'affidamento congiunto ai genitori, sono insufficienti. Il ruolo del padre decresce sempre più e i figli che hanno la madre come genitore prevalente sono molto diversi da quelli che hanno due genitori: è ridotta la loro capacità di controllare le pulsioni, mentre è più forte l'aspetto narcisistico della personalità. Nel complesso si tratta di persone più fragili, più facilmente catturabili dalla società di massa e dalle sue tendenze omologanti.

 

STATO "INDIFFERENTE" FAMIGLIA AFFOSSATA

IL COSTO SOCIALE

Se il "sì" diventa una tra le tante forme di unione, non c'è necessità di sostenerlo. E così crescono le difficoltà per chi invece vuole sposarsi e avere bambini

Il primo costo sociale del non-matrimonio è quello di cui ci informano i sociologi, quando affermano che il modello tradizionale di famiglia, quello formato da un uomo e una donna impegnati reciprocamente con il matrimonio e che hanno dei figli, è soltanto una delle tante possibili forme che si sono succedute nella storia. Essi ritengono perciò inutile che lo Stato o la società si impegnino eccessivamente nella difesa di questo modello di famiglia, perché altre forme si svilupperanno in modo quasi naturale nel corso della storia. L'aspetto che la sociologia non approfondisce è se le diverse forme di unione uomo-donna e di relazioni con i figli hanno lo stesso valore. E difficile negare che il modello di un uomo e una donna che si consegnano in un servizio reciproco d'amore e che estendono ai figli questo dono sia il modo più alto di spendere la propria vita e insieme di costruire il tessuto sociale. Il modello tradizionale di famiglia non è un modello qualsiasi, ma una forma che contiene valori essenziali per i genitori e i figli e, quindi, è da promuovere con tutti i mezzi possibili.

Al contrario, dal punto di vista sociale assistiamo da alcuni decenni a una fortissima pressione antifamiliare. Ricordiamo le crescenti ineguaglianze sociali, le nuove forme di insicurezza economica che colpiscono sempre più la classe media, il conflitto tra i bisogni delle famiglie e le esigenze delle imprese, il declino dei servizi pubblici, il costo sempre più elevato delle abitazioni, le spese per la cura della salute, la difficoltà di accedere a scuole di qualità per i figli.

Il secondo grande costo sociale del non-matrimonio è l'indifferenza verso l'ingiustizia sociale. E chiaro che la famiglia soffre se inserita in un ordine sociale ingiusto. Sono soprattutto le classi più povere a dover fare i conti con il matrimonio come un lusso che non ci si può permettere. Il fatto che le nozze siano scartate anche da membri delle classi superiori non deve far dimenticare che le condizioni concrete hanno una incidenza fortissima sulle scelte personali. Una madre non sposata si trova nella povertà perché non è sposata o non è sposata perché è povera? Un matrimonio riuscito è quasi inaccessibile quando la coppia ha un livello di istruzione basso, un lavoro precario, un salario insufficiente e incerto, senza certezze di poter educare i propri figli in modo decente. La protezione sociale della famiglia e il benessere familiare vanno mano nella mano. Certo, esistono anche le responsabilità personali di chi rifiuta il matrimonio, esistono il disimpegno edonista e la libertà intesa come esperimento continuo, ma per la maggior parte delle persone le condizioni sociali giocano un ruolo determinante. Occorre perciò un ordine sociale giusto che, senza voler regolare le scelte morali delle persone, le metta in condizione di realizzare i valori più alti della vita familiare. Si tratta di un lavoro lungo, che da una parte deve attivare politiche sociali in favore della famiglia, spaventosamente carenti nel Sud Europa, e d'altra parte fornisca ai figli nati fuori dal matrimonio, sempre più numerosi, una protezione sociale che riduca le ineguaglianze e permetta il massimo livello di istruzione. Il senso di queste politiche è quello di far sì che le nuove generazioni pensino con serenità al matrimonio come vera possibilità di realizzazione della propria vita.

TRA MAMMA E PAPÀ... IL GIUDICE

IL COSTO GIURIDICO

Il paradosso: massima libertà di unione, equiparazione delle convivenze alle nozze, ma regolamentazione puntigliosa delle relazioni tra figli e genitori separati

La famiglia patriarcale, gerarchica, autoritaria, ineguale ha cessato di esistere per essere sostituita da una famiglia fondata sulle relazioni affettive. Se la vecchia famiglia era considerata una scuola di sacrificio, la nuova si propone come il luogo della felicità. Di fronte all'autonomia personale, però, il diritto ha cominciato a disimpegnarsi nei confronti del matrimonio e le relazioni familiari sono entrate nell'ambito del privato. Se il diritto ha mantenuto un interesse per il matrimonio, esso non è più quello legato al suo ruolo di istituzione sociale: il matrimonio è visto semplicemente come un contratto che regola le relazioni tra due persone, con una grave perdita di significato e di sostegno alla costruzione sociale.

Nella gran parte dei Paesi europei a partire dagli anni Settanta si è assistito a due fenomeni che rivelano il nuovo approccio nei confronti del matrimonio. Da una parte aumentano le convivenze. Dall’altra parte cresce rapidamente il numero dei divorzi. Perciò la famiglia non ha più un modello unico, quello fondato sul matrimonio per sempre, ma tanti modelli diversi e spesso precari.

Dal punto di vista giuridico il non-matrimonio consiste innanzitutto nel rifiuto del matrimonio come istituzione e, in secondo luogo, nel rifiuto di ogni limitazione al divorzio. I legislatori, che hanno progressivamente equiparato la convivenza al matrimonio, si comportano come se fosse una discriminazione esprimere una preferenza per uno specifico modello di famiglia. Tutto ciò ha un costo e un rischio. Il costo è la mancanza del grande valore della sicurezza giuridica, che apre la porta ai comportamenti più arbitrari delle persone. A ciò si deve aggiungere il deficit di protezione verso la parte più debole, spesso costituita dalla donna e dai figli. Le convivenze sono equiparate al matrimonio nei diritti, ma lo sono anche nei doveri? Questo è un punto dolente che la ritirata del diritto lascia scoperto. Infine c'è un rischio paradossale. Si tratta del continuo ricorso alla magistratura per la risoluzione dei conflitti relativi ai figli tra i coniugi che si separano. Il diritto che si disimpegna verso gli adulti, diventa invece più scrupoloso quando si tratta di proteggere i diritti dei figli. Solo per questo aspetto la famiglia continua a essere una questione sociale e politica. Secondo la Convenzione internazionale dei diritti dei fanciulli del 20 novembre 1989, ripresa in molte legislazioni nazionali, il figlio ha il diritto di mantenere relazioni con entrambi i genitori, indipendentemente dal fatto che essi siano sposati o meno. Proprio per questa ragione i numerosi conflitti sull'educazione dei figli e le scelte che li riguardano diventano motivo di azione giudiziaria. Il giudice finisce per controllare la famiglia in nome dell'interesse del figlio. Ecco il "ménage à trois": il papà, la mamma e il giudice, che, in mancanza di accordo, stabilisce che fare. Mai nella storia si erano avuti tanti interventi della magistratura come oggi. E un rischio reale per la libertà. Ma è l'esito paradossale della pretesa di privatizzazione assoluta delle scelte familiari, cosi reclamata e insensatamente concessa dal diritto contemporaneo. ♦

 

QUANTI FIGLI SENZA PADRI

IL COSTO PSICOLOGICO

L'ideologia del "divorzio felice" nega la realtà: la separazione provoca sempre la sofferenza  di bambini e adulti

Il termine costo non è semplice da valutare sotto il profilo psicologico, anche perché i suoi eventuali effetti traumatici si manifestano — pensiamo alle separazioni — anche molto tempo dopo. Si può parlare di costi del non-matrimonio considerando la maggiore incidenza di comportamenti a rischio nei figli, la maggiore percentuale di suicidi e le forme depressive. Ma l'elemento che più merita di essere sottolineato è la ricaduta della perdita del simbolo costituito dal matrimonio "per sempre".

Quali conseguenze ha per gli uomini e per le donne del nostro tempo la scomparsa dell'orizzonte in cui il matrimonio costituiva la relazione stabile per eccellenza? Il primo elemento da sottolineare è la mutazione dei rapporti uomo-donna, con la perdita dello stile della negoziazione infinita che carat-terizza la coppia stabile. E più comune che esistano rapporti in cui gli uomini stiano sulla difensiva, tendano a fuggire, di fronte a un ruolo molto forte e spesso aggressivo delle donne. In questi rapporti spesso si lotta per accaparrarsi la stima dei figli. Questa mutazione di rapporti comporta l'aumento della sofferenza psicologica nei componenti della coppia. Un secondo elemento di costo è la sofferenza legata alle separazioni, che è tanto più grande quanto più è negata. L'ideologia del "divorzio felice" vuole che si banalizzi la separazione e che si neghi il fatto che essa costituisce una grave prova per ciascuno. L'ideologia vuole che si consideri il divorzio come una regolamentazione di una decisione, una sorta di patto tra gentiluomini, senza ricadute in termini di sofferenza né sui figli né sui coniugi.

In realtà i figli sono le prime vittime della separazione in termini di rendimento scolastico, di problemi affettivi o psico-logici, di rischi di contatto con la violenza fatta o subita, di forme di devianza legate alla droga o all'alcol. La povertà eco-nomica che spesso si lega alle separazioni è a sua volta causa di depressione sia nei figli che nei genitori. Gli stessi adulti vivono gravi forme di sofferenza legate al fallimento e alla solitudine, all'abbassamento dell'autostima, che si riversa anche sui figli. Una terza fonte di sofferenza è la frequente sparizione del rapporto dei figli con il padre. Ciò comporta problemi per i figli, ma anche un elevatissimo tasso di sofferenza paterna. Un quarto grave costo di questa situazione è la mutilazione dei ruoli educativi. Senza entrare nelle patologie che possono manifestarsi nei rapporti esclusivi tra madri sole e figli, è necessario ritrovare il ruolo dei padri nella famiglie separate. Non esiste un mondo autonomo dei bambini e degli adolescenti in cui gli adulti non debbono entrare: si tratta di una falsa idea educativa che abbandona le nuove generazioni alla tirannia del gruppo e li priva dell'orientamento dei genitori. ♦

 

RAPPORTI DI COPPIA 0 RAPPORTI DI SCAMBIO?

IL COSTO ETICO

 

Di fronte ai fallimenti delle relazioni, le persone tendono a chiudersi in se stesse e a non fidarsi Mutando così anche il senso della vita

Di fronte alle difficoltà e ai fallimenti delle coppie, può nascere in ciascuno di noi l'idea di attuare una strategia difensiva, in modo da corazzarsi nei confronti delle delusioni della vita. La strategia consiste nel non accordare credito a nessuno, in modo da evitare il rischio di soffrire. I rapporti di coppia diventano in tal modo rapporti di scambio, in cui il singolo non impegna tutto se stesso e non si affida all'altro. Ma questo progetto difensivo cambia completamente la qualità dell'agire umano: esso non è più la via della vita, quella che consente di trovare la propria identità, ma diventa una prova alla quale tutta la realtà è sottoposta, compresi gli altri.

Questo cambiamento del senso dell'agire deve essere qualificato come cattiva disposizione dell'animo, che compromette il miracolo della prossimità tra gli uomini, per rendere tutto misurabile in termini di utilità. Certo questa scelta può sembrare più facile: i rapporti sociali appaiono Di fronte alle difficoltà e ai fallimenti delle coppie, può nascere in ciascuno di noi l'idea di attuare una strategia difensiva, in modo da corazzarsi nei confronti delle delusioni della vita. La strategia consiste nel non accordare credito a nessuno, in modo da evitare il rischio di soffrire. I rapporti di coppia diventano in tal modo rapporti di scambio, in cui il singolo non impegna tutto se stesso e non si affida all'altro. Ma questo progetto difensivo cambia completamente la qualità dell'agire umano: esso non è più la via della vita, quella che consente di trovare la propria identità, ma diventa una prova alla quale tutta la realtà è sottoposta, compresi gli altri.

Questo cambiamento del senso dell'agire deve essere qualificato come cattiva disposizione dell'animo, che compromette il miracolo della prossimità tra gli uomini, per rendere tutto misurabile in termini di utilità. Certo questa scelta può sembrare più facile: i rapporti sociali appaiono molto più gestibili se vengono sistematicamente taciuti i sentimenti e i convincimenti più profondi. Ma se la relazione tra gli uomini e in particolare quella tra uomo e donna cessa di essere un affidamento reciproco e non diventa via di realizzazione della propria vita come dono, essa resta solo come esperienza pratica, da gestire con criteri utilitaristici. La volontà esplicita di non lasciarsi coinvolgere personalmente produce per altro il risultato di rendere i rapporti sterili rispetto alla propria crescita personale. Un secondo risultato è il suggerimento implicito di non cedere alla tentazione "buonista" di promettere, di legarsi per sempre, di assumersi fino in fondo la responsabilità dei propri comportamenti. L'incertezza morale della persona, a causa di tale strategia cauta di vita, minaccia di trasformarsi in incertezza cronica. Ecco alla fine il vero costo etico del non matrimonio: la libertà che si risparmia, per evitare l'impegno, è la libertà che insieme si perde. ♦