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EDUCAZIONE ALZHEIMER
«Amata madre senza ricordi»: gli anni
SOCIETA’
INTERVISTA
Il mensile Noi Genitori & Figli regala ogni mese agli Amici di Aiuto Famiglia un articolo in anteprima
L'EDITORIALE
Se dalla scuola rinasce la vita di Luciano Moia Proteste, contestazioni, riforme sempre in cantiere... Talvolta un po’ di frustrazione per la sensazione di essere al cospetto di riverniciature di facciata, e dunque incapaci di incidere sui mali endemici del nostro sistema scolastico. Archiviate le ultime prove orali della Maturità e calato davvero il sipario, qualcuno sarebbe tentato di liquidare così questi dieci mesi tra i banchi. Ma si tratterebbe di un processo sommario e quindi ingiusto. Perché al di là delle piccole o grandi vittorie o delusioni che milioni di ragazzi e di genitori hanno vissuto sulla propria pelle e che hanno comunque rappresentato altrettanti momenti di crescita, non sarebbe corretto ignorare alcuni episodi significativi. Situazioni solo apparentemente marginali che invece racchiudono una forte valenza simbolica. Un esempio luminoso e commovente arriva da Torino, dove alcune decine di ragazze nigeriane hanno superato con successo l’esame di terza media. Ce l’hanno fatta al termine di un percorso in cui sono state accompagnate con attenzione e delicatezza dai volontari del Gruppo Abele. Ma, soprattutto, ce l’hanno fatta dopo aver avuto il coraggio di ribellarsi al giogo iniquo e vergognoso della tratta in cui erano rimaste prigioniere. Per queste ragazze, tutte tra i 18 e i 20 anni, l’esame di terza media non è stata semplicemente una prova scolastica, ma ha rappresentato un salto culturale, un passaggio di civiltà, una nemesi storica straordinaria. Un momento che ha segnato un percorso di riscatto che, dalla scuola e dalla realtà individuale di ciascuno, si è allargato alla società e ha intercettato quindi la vita e il futuro di tutti. Questa vicenda può diventare eloquente soprattutto per i nostri figli che saranno chiamati a vivere in una realtà sempre più segnata dalla vicinanza a persone di pelle e cultura d’origine diversa, ma non per questo inconciliabili. Può spiegare loro, che magari hanno concluso l’anno scolastico con un senso di noia e di insoddisfazione, convinti di aver sprecato il tempo, quanta forza rigeneratrice possa regalare la scuola e quale miracolo si possa operare, proprio attraverso l’istruzione, aiutando una persona a liberare le risorse straordinarie che ha nel cuore. Dall’ordinaria povertà di un villaggio africano quelle ragazze erano finite a vivere lo squallore umiliante dei marciapiedi della nostra ricca Europa. Poi, grazie all’opera paziente e generosa di alcuni volontari, la faticosa conquista della consapevolezza e quindi il lento recupero della dignità. è stato giusto e bello aiutarle a capire che il volto autentico dell’Occidente – la sua anima più nobile, impastata di saggezza greco-latina e di valori giudaico-cristiani – non era quella delle notti balorde e violente: viali di periferia, fari di auto, sguardi foschi, corpi da esibire, usare e buttare dopo pochi attimi come merce scaduta. Le ragazze nigeriane, che non avevano visto nient’altro, erano state costrette – con la forza della violenza e del ricatto – a pensare di dover vivere per sempre così, dolosamente in bilico tra la voglia di urlare tutta la ribellione che saliva dall’anima e il pensiero di quella grande famiglia lasciata in Africa e alla quale, comunque, la vita di strada, grazie ai soldi inviati, assicurava la sopravvivenza. E quando la povertà è assoluta e straziante, il denaro può narcotizzare i sentimenti e spegnere la coscienza. I volontari del Gruppo Abele – e lo stesso lavoro benemerito fanno decine di altre associazioni, molto spesso coordinate dalla Caritas in varie città italiane – hanno saputo risvegliare in loro la verità, quella che sta in fondo al cuore e che non può affiorare se manca la vicinanza partecipe, l'amicizia, la cordialità schietta, il condivisione autentica. Sono stati necessari mesi, per alcune di loro anche un paio d’anni, poi qualche settimana fa, quell'esame di terza media, è stato il segnale visibile di una resurrezione già avvenuta nel fondo delle coscienze. Persone ritrovate e puù complete e, insieme, cittadine in grado di inserirsi a pieno titolo nella società. Il sorriso della libertà per loro, un’iniezione di speranza per tutti. |